Yahoo! lancia la Ricerca Protetta

Yahoo sta lanciando in queste ultime ore la ricerca protetta. Annunciata fin dal novembre scorso, la novità impedirà l'invio di referrer ai siti che non sembrano offrire sufficienti garanzie. Attualmente, vengono trasferiti i dati soltanto ai siti ritenuti sicuri. Il referrer non è altro che l'url della pagina dalla quale Continua a leggere

Where's the Search?

"Where's the beef?", ovvero "dov'è la carne?". Così recitavano tre vecchine in una pubblicità della nota catena di fast food americana Wendy's negli anni 80: divenne un vero e proprio tormentone, che oggi, data l'abbondanza di hamburger piuttosto sostanziosi sul mercato, non ha più senso. In compenso, se questa domanda Continua a leggere

Aprire la porta del garage con il Bluetooth? E' possibile

Aprire la saracinesca del garage o un cancello con un telecomando è ormai storia passata, le vecchie frequenze radio sono divenute obsolete. Nel terzo millennio il box auto si apre con lo smartphone via bluetooth. Per fare questo esistono essenzialmente tre modalità: comprare accessori appositi, oppure costruire un device Continua a leggere

Dalla vecchia alla nuova scuola: l'evoluzione del SEO

Il SEO, acronimo di Search Engin Optimization, è l’insieme di attività rivolte ad aumentare il numero di accessi ad un sito tramite i motori di ricerca. Esso ha assunto con il tempo una valenza sempre maggiore, tanto da diventare una scelta strategica fondamentale per realizzare un sito di successo. Infatti Continua a leggere

Mountain View

Google Search: Matt Cutts svela qualche segreto

L’esatto funzionamento dell’algoritmo di ricerca di Google non è molto chiaro e non sono pochi i dubbi che scaturiscono in merito alla sua applicazione. Matt Cutts, a capo della sezione anti-Spam di Google, periodicamente pubblica video d’aiuto per i webmaster nei quali spiega il funzionamento degli algoritmi, degli aggiornamenti o di qualsiasi novità partorita a Mountain View. In questo caso Cutts ha precisato che si tratta esclusivamente di ranking e quindi è possibile che alcuni risultati abbiano un algoritmo differente, come ad esempio accade per i risultati locali e le news. In genere, però, le classifiche non sono differenti per quanto riguarda le prime dieci posizioni. L’algoritmo di ricerca di Google è costituito da molte parti, alcune di queste sono implicate nel bilanciamento dei contenuti in base alla pertinenza rapportata con la qualità e la reputazione del sito. Spesso però ci si chiede se i risultati che appaiono in basso nella SERP possano essere gestiti diversamente. Se un internauta arriva a guardare i risultati in basso, o nelle altre pagine, vuol dire che non ha trovato una risposta adeguata all’inizio. Da i commenti lasciati da Matt Cutts, però, è emerso che l’algoritmo agisce con tutti i risultati allo stesso modo. Bisogna comunque tenere presente che i primi risultati della SERP variano notevolmente a seconda del tipo di ricerca condotto. Cutts conclude tranquillizzando i webmaster sulla correttezza del funzionamento dell’algoritmo di ricerca di Google e spronando a sfornare contenuti di qualità ed a crearsi una buona reputazione sul web. Queste due caratteristiche, seppur non garantiscono la presenza nei primi tre risultati della ricerca, danno buone possibilità di comparire dalla quarta alla sesta. Resta comunque necessario approcciarsi con differenti tecniche SEO se quelle attuate fino al momento non hanno portato i risultati sperati.

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Matt Cutts: si può usare il Link Disavow Tool anche senza segnalazione di Google

Matt Cutts ha infine fatto chiarezza sull’utilizzo del tool Disavow di Google: si può usare anche se il link di disturbo non è stato segnalato da Google.
All’uscita del nuovo tool per disconoscere link con negative SEO o spam, non era chiaro se si potesse agire preventivamente, cioè utilizzare lo strumento Disavow anche nel caso in cui la console webmaster di Google non avesse mandato alcun messaggio di allerta. La discussione è stata particolarmente accesa vista la possibilità, per molti webmaster, di potersi liberare dei link dannosi per il posizionamento del sito nelle classifiche di ricerche, perché influivano negativamente sull’algoritmo di ricerca di Google.
Matt Cutts ha sciolto ogni dubbio in un recente webmaster help video, interpretando “liberamente” le linee guida del colosso di Mountain View. Lì dove Google suggerisce di usare lo strumento per disconoscere un link se c’è la certezza che quel collegamento arreca un danno al proprio sito, Cutts dice che è possibile usare Disavow anche dove si pensa che un certo link possa arrecare un danno, senza dunque averne ancora le prove.
Questo strumento dovrebbe servire a far dormire sonni più sereni ai webmaster preoccupati da eventuali penalizzazioni di Google, legate a link non direttamente controllabili da loro, ma una soluzione di questo tipo non sottrae questi esperti dal tenere comunque sotto controllo costantemente i propri siti e i link sospetti.

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Google ha appoggiato l’attività di spamming di RapGenius?

Nel suo ultimo video Matt Cutts, a capo del team Anti-spam di Google, fa ulteriori precisazioni sul comportamento che viene assunto a Mountain View nei confronti degli spammer. L’obiettivo è di demoralizzare coloro che agiscono in maniera scorretta così da scoraggiare atteggiamenti del genere. Grazie agli aggiornamenti di Google Panda e Penguin sono stati colpiti numerosi siti che usavano la SEO in modo sleale. Molti di questi siti hanno impiegato circa un anno per riprendersi definitivamente, altri ancora non sono più riusciti ad ottenere una buona visibilità. Le punizioni di Google sono quindi particolarmente sconfortanti, oltre che esemplari, e puntano a far abbandonare totalmente le pratiche scorrette. I cosiddetti “Black Hat”, coloro che attuano strategie negative, ricevono grandi introiti ma solo fino a quando non vengono scoperti. Conviene, dunque, comportarsi sempre da “White Hat” in modo da fornire un servizio utile al navigatore e non rischiare l’intervendo di Google. Recentemente è stato colpito da Matt Cutts Rap Genius, un sito adibito alla condivisione di testi musicali ed al loro commento che contava sull’intervento diretto degli utenti. Dopo una serie di comportamenti inadatti, Google ha deciso di rimuovere qualsiasi contenuto appartenente a quel sito dal motore di ricerca. Mentre fino a pochi giorni fa era sufficiente digitare le prime lettere del sito per trovarlo tra i primi risultati, adesso è retrocesso fino alla quinta pagina. I motivi dell’intervento di Google sono molteplici, a partire dalle pratiche poco legali per scalare rapidamente la SERP fino all’accusa fatta dalla National Music Publishers’ Association di violazione del copyright. Ma il punto di rottura fondamentale può essere ritrovato in una serie di commenti innaturali (13 link ad altrettanti brani presenti su Rap Genius del giovane cantante Justin Bieber), definiti tali in quanto privi di collegamento con il testo precedente.

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E’ vero che l’Anglo Rank Link Network è stato penalizzato da Google?

Google continua a tenere sotto pressione i network che spammano link a pagamento. La loro ultima vittima è Anglo Rank, un servizio che sostiene di avere a migliaia di siti a disposizione e che, fino a poco tempo fa, affermava di non lasciare alcun footprint che potesse essere individuato. Tuttavia un ironico tweet (https://twitter.com/mattcutts/status/409038881825095681) di Matt Cutts di Google, pubblicato il 6 dicembre, lasciava intendere che le cose stavano ben diversamente e che Anglo Rank era nel mirino dei cacciatori di spam di Mountain View.

Inizialmente Anglo Rank ha negato che il posizionamento dei suoi clienti fosse stato danneggiato, sostenendo che la risposta di Google aveva colpito solo alcune delle sue pagine. Tuttavia parecchi clienti insoddisfatti del servizio hanno confermato di aver ricevuto penalizzazioni nella console degli strumenti di Google Webmaster anche diversi giorni dopo il tweet di Cutts.

Non si sa esattamente in che modo Google sia riuscito a tracciare le operazioni del network con tale precisione da consentire a Cutts di citare Anglo Rank per nome. Non si esclude che possa aver contato sull’aiuto di qualche cliente deluso o aver infiltrato i propri dipendenti nei forum di servizi blackhat. Ovviamente si tratta di semplici congetture.

Anglo Rank ora si difende affermando di non aver mai assicurato che i suoi metodi fossero del tutto sicuri e che i clienti erano consapevoli dei rischi che stavano correndo. Resta il fatto che la presunta non tracciabilità dei link era il principale argomento di vendita del network. Il proprietario di Anglo Rank, noto come Bluematter sul forum di BlackHatWorld da cui opera, da qualche giorno non accetta nuovi ordini e sostiene di essere impegnato ad aiutare i clienti danneggiati dalle penalizzazioni. È improbabile però che questi ultimi possano recuperare facilmente il posizionamento perduto o i soldi spesi. Un altro tweet (https://twitter.com/mattcutts/status/409040283704107008) di Cutts spiega, per chi non l’avesse ancora capita, la morale di questa storia. “Suggerimento SEO: non usate un network di link blackhat che sostiene di non lasciare footprint, ma che non offre neanche rimborsi o garanzie”.

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Cerchi donazioni? Ecco come sfruttare il digitale durante le festività

Dai recenti studi condotti da Google in collaborazione con Millward Brown, emerge la tendenza dei donatori ad essere sempre più “digitali” e ad utilizzare la tecnologia Mobile non solo per cercare e confrontare le organizzazioni, ma anche per contattarle ed effettuare la donazione.
In vista del prossimo periodo di festa, quello natalizio, nel quale si concentrano tradizionalmente gli impegni a donare, è questo il momento nel quale chi si occupa di raccogliere fondi può cercare di raggiungere un pubblico sempre più vasto, utilizzando le
possibilità offerte dal web e dalle piattaforme di crowdfunding.
Per questo, da Mountain View, arrivano cinque mosse che le organizzazioni dovrebbero compiere per essere più digitali e attirare un maggior numero di contribuenti.
1 - Partire presto. Gli utenti iniziano ad informarsi nelle settimane tra agosto e settembre. Le associazioni che attendono novembre o il periodo immediatamente precedente al Natale per farsi conoscere e pubblicizzare la propria attività rischiano di essere tagliate fuori.
2 - Sfruttare il digitale. Il 76% degli intervistati dichiara di aver scelto l’associazione cui devolvere denaro dopo aver visto una campagna online. Questo canale di comunicazione sta superando quelli tradizionali, comprese le email e mostra di avere un notevole impatto sui possibili donatori.
3 - Utilizzare i video online. Il 39% dei donatori ha rintracciato l’associazione online, nelle 24 ore successive alla visione di un video promozionale. La capacità di coinvolgere gli spettatori, già insita nello strumento, è infatti ampliata dalla tipologia di storie che le organizzazioni No-Profit raccontano.
4 - Essere Mobile. Non bisogna dimenticare il fatto che sempre più utenti accedono al web, anche a fini solidali, tramite i dispositivi mobili, ormai diffusissimi e utilizzati non solo per la ricerca e l’approfondimento, ma anche per il contatto diretto e la vera e propria donazione di denaro. Diventa quindi fondamentale per le No-Profit realizzare contenuti e metodi di pagamento fruibili con tale strumento.
5 - Puntare su un forte marchio. I donatori sono i clienti delle associazioni. Ad essi bisogna guardare con azioni di marketing mirate, progettando la diffusione di un forte brand in grado di trasmettere i valori condivisi che spingono poi ad aderire alla causa.

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