Tag Archives: Matt Cutts

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Link Building nel 2014: obiettivo costruire Brand & Reputation

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Per gli esperti di link building senza ombra di dubbio il 2013 ha rappresentato un anno da dimenticare. Le sentenze di Matt Cutts, l’espressione più autorevole di Google per chiunque si occupi di SEO, sono state implacabili: “Stop a quelle azioni di internet marketing il cui obiettivo sia costruire in modo artificioso una reputazione agli occhi di Google tale da suscitare la sua attenzione”.

La ciliegina sulla torta, il buon Matt Cutts, ha provveduto a metterla lo scorso 20 gennaio con un post nel suo blog in cui ha in sintesi ha affermato: “Se vi volete fare del male continuate pure con la pratica del guest posting ai fini SEO, ma ricordate che per google questa è diventato semplice spam e come tale da penalizzare”.

In molti si sono concentrati sull’anatema lanciato, senza però prestare attenzione a quanto il guru di Google aveva precisato, in tempi passati, dispensando i suggerimenti necessari per attivare una corretta campagna di link building.
Eric Enge, mostro sacro del SEO marketing mondiale, nel corso di un’intervista con Matt Cutts, durante il 2012, ha condiviso l’opinione che il link building da preziosa opportunità di diffusione di contenuti sia degenerata in un mero strumento pubblicitario.

Cutts ha, così, ricordato che il successo di Google è basato sulla soddisfazione degli utenti per le risposte fornite a una qualsiasi loro richiesta di informazioni.
Se questo principio viene a mancare, il motore di ricerca, automaticamente perde di credibilità ed è costretto ad agire di conseguenza con l’aiuto dei suoi algoritmi.

Ed ecco quindi entrare in scena Panda e Penguin, i due più terribili nemici dei SEO, che hanno notevolmente contribuito a migliorare la ricerca per gli utenti finali provocando, contemporaneamente. il crollo della visibilità di aziende che avevano costruito sul web la loro immagine in funzione di una errata politica di link building.

Matt Cutts, non ha mai affermato che questa sia una pratica deprecata da Google tanto che, più volte, ha dichiarato che i comunicati stampa online sono ottimi veicoli per la condivisione di informazioni e contenuti ma pessimi nel momento in cui si trasformano in invasivi veicoli pubblicitari.

In conclusione, qual è il modo corretto per fare link building?
Matt Cutts risponde con quattro domande:
Se Google non esistesse, quali vantaggi otterrebbe un sito attraverso un link esterno?
Corrisponde al proprio target di utenti il contesto del sito in cui è presente un link di collegamento al proprio?
Quel link esterno che conduce al proprio sito è espressione di contenuti di valore degni di essere condivisi da un pubblico più ampio?
Il prezioso collegamento ha trovato uno spazio naturale nei contenuti del sito che lo ospita o si è dovuto creare un testo ad hoc?

Eric Enge risponde al quesito con un’ulteriore domanda, la più importante: “Siete convinti che l’utente medio, leggendo un articolo che contiene un link di collegamento al vostro sito, sia davvero interessato a cliccare su quell’ancora densa di parole chiave per venirvi a trovare e, possibilmente, diventare cliente?”
Non c’è necessità di lasciare ai posteri l’ardua sentenza, ci ha già pensato Google!

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Google Unnatural Links Manual Penalty: come chiedere riconsiderazione della penalità

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Le linee guida di Google in fatto di manipolazione al fine di aumentare o falsare il PageRank sono molto severe. Molti webmaster devono fare i conti con ciò e con le sanzioni che il colosso informatico decreta ogni mese.
Secondo Matt Cutts, Google avvia in un mese 400.000 azioni di questo tipo e riceve nello stesso tempo 20.000 richieste di riconsiderare la sanzione. Se ne conclude che il 95% dei siti che subiscono una penalità non fanno nulla. Questa guida si rivolge a quel 5% che invece vuole tentare un recupero.
Occorre innanzitutto tenere sotto controllo le emozioni (rabbia, frustrazione…) e agire con calma.
Inutile pensare che ci sia un errore o che Google sia ingiusto, o peggio ancora inveire contro Google. Riacquistata la piena padronanza di sé bisogna procedere con ordine:

1. Niente fretta. È bene non inoltrare una richiesta di riconsiderazione a poche ore (o pochi giorni) dalla notifica, poiché si rischierebbe di ricevere un nuovo avviso molto simile al primo (i link innaturali sono ancora lì).
2. Controllo link. Iniziare controllando i collegamenti in Google Webmaster Tools: ci sono buone possibilità che il problema sia lì. Verificare il traffico e i link collegati al sito. Ne esistono di diversi tipi e c’è un’azione da compiere per ognuno: i link non trovati, come le pagine offline e le pagine spam sono da ripudiare semplicemente; i collegamenti costruiti con il preciso scopo di manipolare il PageRank, così come quelli che partono da siti penalizzati o fanno parte di una rete di link sono da far rimuovere; i collegamenti con i partner, con i social media o quelli naturali sono da mantenere.
3. Impostare un account con Google Drive. Una volta identificati i collegamenti dannosi, inserirli in un foglio di calcolo, aperto su Google Drive, e segnare l’URL del link e la pagina del sito a cui punta; il contatto email; la prima, seconda e terza richiesta di rimozione; lo status del link (attivo o rimosso). Occorre essere meticolosi, perché l’intera documentazione sarà poi trasmessa a Google.
4. Richiesta di rimozione. Fare diversi tentativi perché il collegamento sia rimosso, mandando delle email (il più specifiche possibile) con un intervallo di cinque giorni circa tra una e l’altra. Se dopo il terzo invio non si ottiene alcun risultato allora ripudiare il sito.
5. Presentare la richiesta di riconsiderazione. Nel farlo bisogna essere precisi, segnalare tutti i tentativi fatti e ammettere le proprie colpe. Solo così si può sperare che la penalizzazione cada.

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Matt Cutts: usare Article Directories come Links? meglio di no!

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In un recente video Matt Cutts, a capo della sezione anti-spam di Google, ha affrontato la questione degli Article Directory. In questo filmato d’aiuto per i webmasters, Matt Cutts risponde alla domanda di un utente che è interessato a sapere se i link presenti negli article directory vengono considerati positivamente o negativamente da Google. In primo luogo Matt Cutts spiega cosa sono gli article directory. Egli li definisce come contenuti di 300 o 500 parole al massimo che, in basso, consentono di inserire fino a tre link. Praticamente lo scopo è quello di far condividere e pubblicare da altri questi article directory in modo da diffondere i link che sono stati inseriti e ottenere traffico sul proprio sito. Inoltre, utilizzando questa tecnica aumentano i collegamenti incrociati e di conseguenza dovrebbe migliorare la posizione sul motore di ricerca. In realtà, specifica Matt Cutts, la maggior parte delle volte gli article directory non ottengono i riisultati sperati perché sono di qualità molto bassa. In altre parole, spesso si tratta di contenuto spam che viene diffuso ovunque per la rete. Il consiglio di Matt Cutts a tutti i webmaster è quello di non fare particolare affidamento sugli article directory e di non utilizzarli per creare link in entrata. Scegliendo questa strategia, infatti, si rischia di ottenere l’effetto contrario a quello sperato: invece di un’ottimizzazione si può incorrere in una penalizzazione.

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Link Network Buzzea: la Google Penalty è abusiva

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Il responsabile della lotta antispam di Google ha preso delle misure contro i collegamenti di rete venduti da un sito francese che propone ai suoi clienti di violare le istruzioni del motore.

Dopo aver penalizzato molteplici piattaforme per la vendita e l’acquisto dei collegamenti più conosciuti sia nel mondo anglofono sia nella Francia, Google annuncia oggi di sanzionare una struttura destinata ai francesi : Buzzea.

E’ Matt Cutts, il responsabile della lotta anti spam di Google che l’ha detto in un tweet. Ha infatti annunciato che Google agisce contro una rete di collegamenti francese che non rispetta le sue linee guida. Poco prima egli aveva ricordato che Google aveva recentemente pubblicato un promemoria sulle linee guida di qualità di Google relative all’acquisto e alla vendita di link che passano da PageRank, cioè dofollow.

Descrivendosi come uno specialista della posa in relazione entro i siti di editori e inserzionisti, Buzzea permette di vendere o acquistare dei link dofollow, quello che è in effetti contrario alle linee guida di Google. Diretto da un francese ma con base a Dublino in Irlanda, Buzzea non ha per il momento reagito ufficialmente.

Resta ugualmente da capire quale sarà concretamente la sanzione di Google. Matt Cutts ha anche risposto così su Twitter a un internauta, affermando che la Germania è stata nel radar di Google. La lotta contro queste reti di relazioni passa dunque oramai attraverso le frontiere degli Stati Uniti.

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Google Search: Matt Cutts svela qualche segreto

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L’esatto funzionamento dell’algoritmo di ricerca di Google non è molto chiaro e non sono pochi i dubbi che scaturiscono in merito alla sua applicazione. Matt Cutts, a capo della sezione anti-Spam di Google, periodicamente pubblica video d’aiuto per i webmaster nei quali spiega il funzionamento degli algoritmi, degli aggiornamenti o di qualsiasi novità partorita a Mountain View. In questo caso Cutts ha precisato che si tratta esclusivamente di ranking e quindi è possibile che alcuni risultati abbiano un algoritmo differente, come ad esempio accade per i risultati locali e le news. In genere, però, le classifiche non sono differenti per quanto riguarda le prime dieci posizioni. L’algoritmo di ricerca di Google è costituito da molte parti, alcune di queste sono implicate nel bilanciamento dei contenuti in base alla pertinenza rapportata con la qualità e la reputazione del sito. Spesso però ci si chiede se i risultati che appaiono in basso nella SERP possano essere gestiti diversamente. Se un internauta arriva a guardare i risultati in basso, o nelle altre pagine, vuol dire che non ha trovato una risposta adeguata all’inizio. Da i commenti lasciati da Matt Cutts, però, è emerso che l’algoritmo agisce con tutti i risultati allo stesso modo. Bisogna comunque tenere presente che i primi risultati della SERP variano notevolmente a seconda del tipo di ricerca condotto. Cutts conclude tranquillizzando i webmaster sulla correttezza del funzionamento dell’algoritmo di ricerca di Google e spronando a sfornare contenuti di qualità ed a crearsi una buona reputazione sul web. Queste due caratteristiche, seppur non garantiscono la presenza nei primi tre risultati della ricerca, danno buone possibilità di comparire dalla quarta alla sesta. Resta comunque necessario approcciarsi con differenti tecniche SEO se quelle attuate fino al momento non hanno portato i risultati sperati.

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