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I 5 nuovi mantra del SEO

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Negli ultimi tempi, le tecniche SEO che si sono sviluppate nel corso degli anni, stanno cercando di abbandonare un vecchio ed ormai inefficiente modo di pensare, indirizzandosi su cinque nuove strategie in grado di migliorare le performance dei contenuti e di tutto il web.
La prima indicazione è di cercare di non creare dei cosiddetti contenuti “virali”, che si diffondono sul web a grande velocità ma che non sono di nessuna utilità. Meglio cercare di capire cosa cerca chi consulta una determinata pagina web o un blog, rispondendo alle sue esigenze. Se un contenuto è davvero utile, automaticamente sarà condiviso e migliorerà il suo posizionamento.
Un altro nuovo modo di pensare è quello di non considerare una sola tecnica come la migliore, e non basare tutti gli sforzi solo su di essa. È necessario lavorare bene e con costanza, non pensando che una tattica innovativa possa produrre da sola buoni risultati. Nel web ci sono molti modi per migliorare un posizionamento sui motori di ricerca, ma sono solo degli strumenti che supportano un buon contenuto di partenza.
Bisogna anche iniziare a pensare che pubblicare su siti Internet o su blog un gran numero di articoli anche di scarsa qualità, solamente per mantenere un ritmo di pubblicazione deciso in partenza, non è la strategia migliore. Gli internauti non sono interessati a contenuti di scarso valore, ma sono alla ricerca di una buona qualità. Un contenuto di valore riesce a dare un risultato migliore rispetto alla pubblicazione di molti articoli che nessuno leggerà mai perché inutili o ripetitivi.
Il quarto nuovo modo di ripensare le tecniche SEO è di essere “onesti” e non cercare scorciatoie che possono far aumentare i guadagni nel breve periodo ma penalizzare successivamente. I motori di ricerca sono sempre più attenti a meccanismi “truffaldini” messi in atto solo per migliorare un dato posizionamento senza fornire alcun valore agli utenti. Essere onesti sarà sicuramente una strategia premiante nel lungo periodo.
L’ultima nuova strategia è di cercare di utilizzare le regole dei vari motori di ricerca, compreso Google, a proprio favore, piuttosto che non prenderli nemmeno in considerazione. Google è riuscito ad ottenere una grande importanza sul mercato grazie alla sua efficienza ed alle buone tecniche per stabilire un posizionamento di un dato sito o blog. Gli utenti lo utilizzano e continueranno a farlo, è quindi necessario capire le sue regole ed utilizzarle per aumentare il rank dei contenuti pubblicati.

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Google

Link Building nel 2014: obiettivo costruire Brand & Reputation

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Per gli esperti di link building senza ombra di dubbio il 2013 ha rappresentato un anno da dimenticare. Le sentenze di Matt Cutts, l’espressione più autorevole di Google per chiunque si occupi di SEO, sono state implacabili: “Stop a quelle azioni di internet marketing il cui obiettivo sia costruire in modo artificioso una reputazione agli occhi di Google tale da suscitare la sua attenzione”.

La ciliegina sulla torta, il buon Matt Cutts, ha provveduto a metterla lo scorso 20 gennaio con un post nel suo blog in cui ha in sintesi ha affermato: “Se vi volete fare del male continuate pure con la pratica del guest posting ai fini SEO, ma ricordate che per google questa è diventato semplice spam e come tale da penalizzare”.

In molti si sono concentrati sull’anatema lanciato, senza però prestare attenzione a quanto il guru di Google aveva precisato, in tempi passati, dispensando i suggerimenti necessari per attivare una corretta campagna di link building.
Eric Enge, mostro sacro del SEO marketing mondiale, nel corso di un’intervista con Matt Cutts, durante il 2012, ha condiviso l’opinione che il link building da preziosa opportunità di diffusione di contenuti sia degenerata in un mero strumento pubblicitario.

Cutts ha, così, ricordato che il successo di Google è basato sulla soddisfazione degli utenti per le risposte fornite a una qualsiasi loro richiesta di informazioni.
Se questo principio viene a mancare, il motore di ricerca, automaticamente perde di credibilità ed è costretto ad agire di conseguenza con l’aiuto dei suoi algoritmi.

Ed ecco quindi entrare in scena Panda e Penguin, i due più terribili nemici dei SEO, che hanno notevolmente contribuito a migliorare la ricerca per gli utenti finali provocando, contemporaneamente. il crollo della visibilità di aziende che avevano costruito sul web la loro immagine in funzione di una errata politica di link building.

Matt Cutts, non ha mai affermato che questa sia una pratica deprecata da Google tanto che, più volte, ha dichiarato che i comunicati stampa online sono ottimi veicoli per la condivisione di informazioni e contenuti ma pessimi nel momento in cui si trasformano in invasivi veicoli pubblicitari.

In conclusione, qual è il modo corretto per fare link building?
Matt Cutts risponde con quattro domande:
Se Google non esistesse, quali vantaggi otterrebbe un sito attraverso un link esterno?
Corrisponde al proprio target di utenti il contesto del sito in cui è presente un link di collegamento al proprio?
Quel link esterno che conduce al proprio sito è espressione di contenuti di valore degni di essere condivisi da un pubblico più ampio?
Il prezioso collegamento ha trovato uno spazio naturale nei contenuti del sito che lo ospita o si è dovuto creare un testo ad hoc?

Eric Enge risponde al quesito con un’ulteriore domanda, la più importante: “Siete convinti che l’utente medio, leggendo un articolo che contiene un link di collegamento al vostro sito, sia davvero interessato a cliccare su quell’ancora densa di parole chiave per venirvi a trovare e, possibilmente, diventare cliente?”
Non c’è necessità di lasciare ai posteri l’ardua sentenza, ci ha già pensato Google!

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Google

Google Unnatural Links Manual Penalty: come chiedere riconsiderazione della penalità

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Le linee guida di Google in fatto di manipolazione al fine di aumentare o falsare il PageRank sono molto severe. Molti webmaster devono fare i conti con ciò e con le sanzioni che il colosso informatico decreta ogni mese.
Secondo Matt Cutts, Google avvia in un mese 400.000 azioni di questo tipo e riceve nello stesso tempo 20.000 richieste di riconsiderare la sanzione. Se ne conclude che il 95% dei siti che subiscono una penalità non fanno nulla. Questa guida si rivolge a quel 5% che invece vuole tentare un recupero.
Occorre innanzitutto tenere sotto controllo le emozioni (rabbia, frustrazione…) e agire con calma.
Inutile pensare che ci sia un errore o che Google sia ingiusto, o peggio ancora inveire contro Google. Riacquistata la piena padronanza di sé bisogna procedere con ordine:

1. Niente fretta. È bene non inoltrare una richiesta di riconsiderazione a poche ore (o pochi giorni) dalla notifica, poiché si rischierebbe di ricevere un nuovo avviso molto simile al primo (i link innaturali sono ancora lì).
2. Controllo link. Iniziare controllando i collegamenti in Google Webmaster Tools: ci sono buone possibilità che il problema sia lì. Verificare il traffico e i link collegati al sito. Ne esistono di diversi tipi e c’è un’azione da compiere per ognuno: i link non trovati, come le pagine offline e le pagine spam sono da ripudiare semplicemente; i collegamenti costruiti con il preciso scopo di manipolare il PageRank, così come quelli che partono da siti penalizzati o fanno parte di una rete di link sono da far rimuovere; i collegamenti con i partner, con i social media o quelli naturali sono da mantenere.
3. Impostare un account con Google Drive. Una volta identificati i collegamenti dannosi, inserirli in un foglio di calcolo, aperto su Google Drive, e segnare l’URL del link e la pagina del sito a cui punta; il contatto email; la prima, seconda e terza richiesta di rimozione; lo status del link (attivo o rimosso). Occorre essere meticolosi, perché l’intera documentazione sarà poi trasmessa a Google.
4. Richiesta di rimozione. Fare diversi tentativi perché il collegamento sia rimosso, mandando delle email (il più specifiche possibile) con un intervallo di cinque giorni circa tra una e l’altra. Se dopo il terzo invio non si ottiene alcun risultato allora ripudiare il sito.
5. Presentare la richiesta di riconsiderazione. Nel farlo bisogna essere precisi, segnalare tutti i tentativi fatti e ammettere le proprie colpe. Solo così si può sperare che la penalizzazione cada.

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Matt Cutts: usare Article Directories come Links? meglio di no!

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In un recente video Matt Cutts, a capo della sezione anti-spam di Google, ha affrontato la questione degli Article Directory. In questo filmato d’aiuto per i webmasters, Matt Cutts risponde alla domanda di un utente che è interessato a sapere se i link presenti negli article directory vengono considerati positivamente o negativamente da Google. In primo luogo Matt Cutts spiega cosa sono gli article directory. Egli li definisce come contenuti di 300 o 500 parole al massimo che, in basso, consentono di inserire fino a tre link. Praticamente lo scopo è quello di far condividere e pubblicare da altri questi article directory in modo da diffondere i link che sono stati inseriti e ottenere traffico sul proprio sito. Inoltre, utilizzando questa tecnica aumentano i collegamenti incrociati e di conseguenza dovrebbe migliorare la posizione sul motore di ricerca. In realtà, specifica Matt Cutts, la maggior parte delle volte gli article directory non ottengono i riisultati sperati perché sono di qualità molto bassa. In altre parole, spesso si tratta di contenuto spam che viene diffuso ovunque per la rete. Il consiglio di Matt Cutts a tutti i webmaster è quello di non fare particolare affidamento sugli article directory e di non utilizzarli per creare link in entrata. Scegliendo questa strategia, infatti, si rischia di ottenere l’effetto contrario a quello sperato: invece di un’ottimizzazione si può incorrere in una penalizzazione.

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Fetch: un Google Tool per indicizzare rapidamente i tuoi contenuti

Fetch-As-GoogleBot

Utilizzando le varie funzioni messe a disposizione dagli strumenti di Google Webmaster Tools, sarà possibile garantire al proprio sito una buona visibilità.
Tra i toolkit, Fetch è sicuramente uno dei migliori poiché offre agli utenti la possibilità di presentare i propri indirizza URL all’indice.
I proprietari di siti web, spesso, pubblicano nuove pagine web o nuovi blog sulle loro pagine ed attendono che compaiano tra i risultati di ricerca di Google. Ma ciò potrebbe richiedere molto tempo, addirittura anche alcuni mesi.
Una soluzione, quasi magica, per accelerare il processo è quella di inserire il link del proprio sito nell’indice, utilizzando il Fetch.
Utilizzando questo strumento, i link inseriti, compaiono tra i risultati di ricerca addirittura in meno di 5 minuti.
Il Fetch, dunque, del quale sopra si sono elogiati i risultati, è molto immediato da impiegare e di seguito se ne fornisce una guida, articolata in più step:

I° Step: Visitare gli strumenti di Google Webmaster Tools

Dalla schermata iniziale di Google Webmaster Tools, selezionare il nome del dominio, espandere il menù “Crawl” e cliccare sulla voce “Fetch as Google

II° Step: Fetch con Google

Inserire l’indirizzo URL della propria pagina web o del proprio blog nel campo di input, lasciando all’esterno il nome del dominio, e cliccare sul pulsante “Fetch

III° Step:

Se l’operazione ha avuto successo, sarà possibile inviare la propria pagina presso l’indice di Google, cliccando su “Submit to index”.
E’ possibile inviare all’indice, lo stesso indirizzo URL del sito o l’indirizzo URL e tutte le pagine ad esso collegate.

In alcuni casi è necessario aiutare Google a capire che il proprio sito possieda contenuti originali, infatti molte volte capita di vedere dei siti simili ad altri, che vengono definiti come contenitori di materiale originale.
Ciò succede quando Googlebot scansiona un sito prima dell’altro e se un sito possiede una velocità di scansione più frequente ed un’autorità di dominio più elevata, allora verrà considerato il creatore originale dei contenuti.
L’utilizzo dello strumento “Fetch” può aiutare a combattere il fenomeno della copiatura, che porta terzi a spacciare per propri i contenuti reperiti altrove.

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