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Spammy SEO: è corretto utilizzarlo?

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Ogni giorno vengono creati per il web nuovi siti, nuovi blog, nuovi forum, nuovi e-shop, e il mondo virtuale diventa sempre più ampio; ogni parola chiave ricercata sui motori di ricerca apre pagine e pagine di risultati. In un contesto tale come dovrebbe fare una startup per farsi conoscere? Alcune ricorrono allo stratagemma dello spammy SEO, ovvero usare scorrettamente parole chiave o deeplinks. Uno dei più clamorosi esempi dell’ultimo periodo è il sito internet RapGenius, il quale per raggiungere il top nel ranking di Google ha pensato bene di fare pubblicità nei suoi accounts di Facebook e Twitter a tutti coloro che nei loro blog avessero inserito una lista di deeplinks diretti a RapGenius. Il problema era che le keywords inserite nei links erano semplicemente dei fake, ecco cosa succedeva se si cliccava per aprire e vedere il video: “Oops, wrong video”! Precisamente i links avrebbero dovuto portare alle clips delle nuove canzoni di Justin Bieber, e RapGenius cercava di inserire questi fake deeplinks in blog a sfondo musicale, famosi e con moltissime visite giornaliere, per avere un gran ritorno e scalare la lista dei risultati di Google… Però i video con le nuove canzoni di Bieber (uno dei due cantanti maggiormente cercati nel web nel 2013) non esistevano affatto.
Questa storia incresciosa è finita semplicemente con un messaggio di scuse da parte del fondatore di RapGenius, in cui giustificava il suo comportamento asserendo che i suoi competitors facevano altrettanto spamming.
La reazione di Google non è stata molto coerente con il passato, il gigante di Mountain View non ha penalizzato RapGenius perché ha investito in quest’ultimo, sapendo sin dall’inizio quale era il suo gioco. In realtà bisogna spezzare una lancia a favore di Google, perché è notizia delle ultime ore che sono stati eliminati i link diretti al sito web di RapGenius dai risultati di ricerca, ma sono comunque rimasti visibili l’account Twitter, quello Facebook e la pagina su Wikipedia del medesimo.
Purtroppo è opinione comune che i cosiddetti VC-backed possano fare spamming fino ad arrivare al punto di essere smascherati e una volta scoperti apprestarsi a chiedere scusa, oppure dire che non si era a conoscenza di nulla o che c’era un errore.
E se a fare la stessa cosa fosse un sito nel quale Google non ha investito? Sicuramente i proprietari andranno incontro a qualche problema, basta fare una piccola ricerca e andare a vedere cos’è successo a OverStock.com oppure JC Penney per averne la conferma (questi come altri facevano spammy SEO pagando bloggers per inserire dei link diretti a determinate pagine).

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