Fare SEO su Naver: 5 Best Practices

Quasi coetaneo di Google, Naver, il motore di ricerca fatto dai coreani per i coreani, è nato nel 1999 e domina da allora il mercato nazionale con oltre il 70% di share. Il successo iniziale è stato dato essenzialmente dal fatto che si trattava di un portale in lingua Continua a leggere

Vecchi siti vs. nuovi siti: chi vincerà nel SEO?

L'attività del SEO (Search Engine Optimization) è tesa ad ottenere la migliore rilevazione del sito web mediante i motori di ricerca, grazie ad un migliore posizionamento nell'indice di ricerca. Visti i notevoli vantaggi che possono derivare da un'attività di SEO ben svolta, ultimamente quest'attività è divenuta molto interessante e sviluppata Continua a leggere

Majestic SEO: ecco gli add-ons del Search Explorer Alpha

Majestic SEO è uno strumento molto utile che permette di analizzare i backlink. Recentemente è stato rilasciato un aggiornamento per quanto riguarda il suo sistema di ricerca Explorer Alpha (adesso alla versione 0.3). Tra i miglioramenti introdotti, si può riscontrare anche l'aggiunta di un importante funzione che permette di Continua a leggere

Sei modi per migliorare la propria visibilità su web

Non sempre è necessario spendere per far guadagnare visibilità a una pagina web. Basta avere alcune piccole accortezze che rendono il sito e i link ad esso collegati più fluidi, pertinenti e dinamici. In particolare esistono sei modi per valorizzare ciò che già si possiede. 1. Controllare i link di reindirizzamento: Continua a leggere

Cos’ è il Cyber Monday Optimization Checklist?

Nasce nel 2005 dal più famoso Black Friday (venerdì nero) in America e si tratta della giornata più calda per il mondo di internet. Successivamente al giorno del Ringraziamento, i commercianti dei negozi mettono a disposizione i prodotti con offerte e promozioni sensazionali per dare spazio, poi al grande periodo di shopping natalizio. Con un pc e una connessione a internet, il mondo degli e-commerce ci salva da file interminabili e noiose, dando vita al Cyber Monday che offre le stesse identiche promozioni e sconti del Black Friday con la comodità di non dover uscire di casa.

E per i possessori di e-commerce? Sono loro, infatti, a soffrire e godere al tempo stesso del grande afflusso di traffico causato dal Cyber Monday ed è, perciò, necessario studiare una strategia di marketing e ottimizzare il proprio sito per affrontare al meglio e ottenere profitti da questa grande ed intensa giornata. Il Cyber Monday Optimization Cheklist serve proprio a questo. Un passo importante è quello di considerare i telefoni cellulari: ormai tutti siamo forniti di uno smartphone che ci consente di scaricare applicazioni, quindi perché non sfruttarli? Se si ottimizza il sito per una navigazione mobile e si crea, ancora meglio, un’applicazione, anche chi non si trova in casa, potrà sfruttare il vostro portale web e acquistare da voi, ma il passo fondamentale che bisogna fare è un check-up del proprio sito web: non vorrete farvi trovare impreparati dal grande flusso di traffico, vero? Dopo di che, sta alla vostra inventiva e capacità di marketing, sfruttate ogni cosa e preparatevi all’arrivo del Cyber Lunedì!

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Privacy per utenti Google: new features

L’annosa diatriba tra la rete web e la privacy delle persone che la utilizzano ha portato grandi aziende che operano in questo settore ad agire in modi talvolta discutibili. A farla da padrone in questo campo è sicuramente la grande G di Google. Forse perché scottata da vicende che riguardano lo sfruttamento dei dati di traffico anche da parte di enti statali, già da un paio di anni ha fatto in modo che le ricerche che partono da utenti che hanno fatto login in siti Google siano criptati secondo il protocollo SSL (Secure Socket Layer). La cosa è evidente controllando l’URL (Uniform Resource Locator) del sito che, anziché iniziare con http// inizia con https//.

Che cosa comporta questo è presto detto: mentre Google conosce le keyword che hanno portato ai risultati della cosiddetta ricerca organica (vale a dire all’elenco di siti attinenti le keyword), il sito dove atterra l’utente che ha effettuato la ricerca, cioè quello (o quelli) scelti dall’elenco, no. Gli sarà notificata la visita proveniente da Google ma non le parole chiave che hanno prodotto il risultato, al posto delle quali ci sarà la notazione (not provided), cioè, letteralmente, non fornito.

La cosa non è certamente molto gradevole, perché, per ottimizzare la struttura del sito alla luce del funzionamento dei motori di ricerca (da cui il famoso SEO, Serch Engine Optimization) è estremamente utile conoscere queste keyword.

Tutto per la salvaguardia della privacy? Non proprio. Infatti, chi ha link sponsorizzati o pubblicità a pagamento su Google continua a ricevere l’elenco delle keywords che hanno portato l’utente, dopo avere effettuato la ricerca, a cliccare sui suddetti link/pubblicità. Evidentemente, come qualcuno ha fatto notare, c’è anche un prezzo per eludere le norme riguardanti la privacy…

Dal 23 Settembre, poi, Google ha annunciato che anche le ricerche fatte da parte di utenti non loggati saranno criptate. Questo, oltre all’adeguamento alla ricerca criptata da parte di altri motori di ricerca, pare porterà, entro Dicembre di quest’anno, la percentuale di keyword (not provided) vicina al 100%.

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Google sta dedicando meno attenzione ai link?

Da qualche tempo questa è una domanda molto popolare tra gli appassionati del noto motore di ricerca e la risposta è abbastanza semplice. Alcuni collegamenti infatti sono sempre meno cliccati e hanno assunto un’importanza minore rispetto ad altri.
L’algoritmo di Google nasce da una “semplicissima” formula matematica creata inizialmente su PageRank, che altro non è se non un algoritmo che analizza i contenuti dei collegamenti fra vari siti.
Questo tipo di algoritmo assegna un valore numerico ad ogni elemento di un certo insieme di documenti ipertestuali. In poche parole l’algoritmo di Google è quella formula che determina e analizza la posizione di un determinato sito web attraverso una ricerca effettuata tramite lo stesso motore di ricerca.
Con il trascorrere del tempo Google è diventato sempre più intelligente e sono stati effettuati dei tagli sui link derivati da directory spazzatura ma ciò ha prodotto degli effetti anche sui restanti collegamenti di fiducia di Google. In realtà i collegamenti di Google sono più importanti che mai e quindi è determinante avere i link giusti e le competenze adeguate per riconoscere quelli veramente funzionali per un determinato sito.
L’algoritmo più recente di Google deve essere in grado di valutare tantissimi fattori nuovi che all’inizio della sua creazione non erano presenti, come la spam, i social network e anche lo sviluppo esponenziale dei migliaia di siti web.
Quindi gestire al meglio l’algoritmo di Google significa conoscere con esattezza quanto Google dia importanza ad un sito piuttosto che ad un altro attraverso le ricerche effettuate dagli utenti.
Un esempio dei miglioramenti apportati dai tecnici di Google è quello di “punire” i link provenienti dai domini di uno stesso proprietario per penalizzare chi tenta di sfruttare le caratteristiche del motore di ricerca cercando di migliorare la propria posizione attraverso l’uso di tecniche scorrette, andando a monopolizzare un numero di pagine elevato quando si effettua una ricerca.
Il compito dei migliori sviluppatori del motore di ricerca è quindi quello di riuscire ad individuare e qualificare gli obiettivi migliori per i loro clienti, evitando tutti i collegamenti dannosi ed inefficaci.

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Google Webmaster Tools e l’Image Mismatch

E’ di pochi mesi fa la novità annunciata da Google che riguarda i proprietari di siti internet: l’introduzione della sezione “Azioni manuali” nel Google Webmaster Tool, sezione nella quale è possibile controllare quante e quali azioni il motore di ricerca ha intrapreso nei confronti di un sito reo di aver violato le linee guide di Google.
Oggi, avverte il più famoso tra i siti di indicizzazione di risorse, un’altra azione manuale è stata introdotta per contrastare lo spam. Stiamo parlando del cosidetto “image mismatch”, ossia dell’ immagine non corrispondente.
Nel momento in cui l’esaminatore di Google accerta che all’interno del sito in questione alcune immagini hanno un aspetto diverso da quello visualizzato nella pagina dei risultati di ricerca provvede ad inviare un messaggio al webmaster in cui avverte dell’incongruenza tra le immagini presenti sul sito e quelle realmente restituite nella ricerca per immagine.jpg.
Le conseguenze di quest’azione manuale vanno dalla penalizzazione fino al ban in quanto Google considera la presenza di immagini differenti una forma di cloaking, ovvero un occultamento ed una sorta di inganno perpetrato ai danni del motore di ricerca in modo da ottenere migliori posizionamenti nei risultati.
A tale proposito Google, considerando che potrebbe anche non trattarsi di cloaking ma soltanto la conseguenza di tecniche di protezione hotlink, invita a controllare il codice del sito sul server e a provvedere a ripristinare la corrispondenza tra le immagini nel sito e quelle nei risultati di ricerca.
Solo a questo punto, dopo essersi assicurati che tutto sia tornato in ordine, sarà possibile richiedere a Google la riconsiderazione del sito che, qualora stabilisse che la violazione non sussiste più, provvederà a revocare l’azione manuale intrapresa.

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Alpharooms si rinnova per la fruizione multischermo

Tempo di manutenzione, per il sito di viaggi Alpharooms. Una ricostruzione completa, in linea con il Responsive Web Design, che ha comportato un salto del 100% nelle conversioni globali. Nel dettaglio: conversione globale raddoppiata, tasso di conversioni da cellulari quadruplicate, taglio del 35% dello sbalzo di rete dei collegamenti da cellulare e ottimizzazione dei tempi di valutazione degli itinerari da parte dei clienti.
L’esigenza di rinnovo è scaturita dall’aumento dell’utilizzo di internet da cellulare. Le connessioni mobili, tra smartphone e tablet, coprivano circa il 20% del traffico internet. Questi numeri, destinati a crescere, riflettevano comunque un tasso di conversione del brand ancora deludente. Per questa ragione, Alpharooms ha deciso di puntare sulla tecnologia multischermo.
Sono trascorsi 11 mesi prima che il traffico potesse essere interamente trasferito sul nuovo sito RWD. In fase di start-up, i viaggi sono stati organizzati su base scaglionata, in modo da razionalizzare la nuova interfaccia.
Il layout del nuovo sito è costruito in modo ragionato in termini di orientamento (in modo da adeguarsi a tutti i dispositivi), dimensione delle immagini e visibilità complessiva.
È stato ottimizzato l’utilizzo in tutti i dispositivi, con funzioni sensibili all’orientamento e alla risoluzione dello schermo. Attualmente, Alpharooms ripone grandissima fiducia nelle conversioni da mobile, incrementate dalle campagne AdWords che ne semplificano le funzioni.
Ad esempio, il team può migliorare il canale di utenza dei clienti connessi da mobile, come i servizi di messaggistica, più intuitivi e semplici da fruire.
Alpharooms ha in mente di pianificare un aumento della regolazione dell’offerta da dispositivi cellulari, in modo da essere competitivo su tutti i canali mobili. L’incremento di budget è fissato nella forbice 1-15%, da valutare in base all’aumento del pubblico “mobile“.

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Carphone Warehouse: spendere in ricerca su mobile paga!

Stando a quanto afferma uno studio condotto da Carphone Warehouse in merito al motore di ricerca più famoso e usato di sempre, Google, spendere per la ricerca mobile consente di ricavare un vantaggio ROI di cinque a uno, mentre il 90% dei click accessori sono incrementali. Ma chi è Carphone Warehouse, e come opera? Carphone Warehouse è il più grande e importante rivenditore di telefonia mobile del Regno Unito; si tratta di una compagnia indipendente, dotata di oltre ottocento negozi affiliati che si trovano sparsi sul territorio di Regno Unito e Irlanda. Lavorando accanto a Adobe Media Optimizer , Google e Carphone Warehouse insieme hanno messo a punto un esperimento che si serve di una particolare metodologia geo-based che consente di sviluppare intuizioni a proposito di un fenomeno molto diffuso sul web: si tratta di quei gruppi di consumatori che svolgono ricerche specifiche sui loro potenziali acquisti relativi a prodotti rintracciabili su negozi del web mobile, ma in un secondo momento procedono all’acquisto vero e proprio altrove. In particolare, le ricerche effettuate hanno ricercato una risposta a una domanda specifica. Ci si è chiesti infatti se l’utente intervistato, il quale ricerca pubblicità mobile attraverso Google, effettua la ricerca relativamente a prodotti che ha intenzione di acquistare altrove (per esempio, nel caso delle auto, in una concessionaria in città). Si è notato che in termini di spesa pubblicitaria il ritorno su Google Mobile Search è stato di cinque a uno; il 90 % dei click aggiuntivi generati da upweight, invece, rappresentavano un risultato incrementale. Stando a quando affermato da Gareth Jones, direttore del settore web-marketing Carphone Warehouse, i dispositivi mobili sono sempre più equiparabili a degli schermi che hanno un ruolo chiave solo nei primi viaggi di ricerca. Il compito primario di chi analizza i comportamenti dei consumatori è capire come il mondo virtuale influenza i comportamenti e le scelte d’acquisto dei consumatori, cercando di individuare i canali di ricerca prioritari.

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Matt Cutts: il numero di pagine non influisce sul ranking

Google sfata una delle regole d’oro per i webmaster: avere un gran numero di pagine indicizzate non aiuta a scalare la serp.

A sparigliare le carte è ancora una volta Matt Cutts, storico volto di Google, che nell’ultimo video di supporto per webmaster smentisce quella che era fino ad oggi una convinzione ferrea.
Si è sempre creduto che per ottimizzare la propria posizione nei risultati di ricerca e dirottare verso la propria homepage un gran numero di visitatori, fosse utile inserire nel sito web un gran numero di pagine correttamente indicizzate.
A queste linee guida si erano fino ad ora affidati i web master e i SEO specialist, nella convinzione che le dimensioni di un sito fossero uno degli elementi sui quali puntare per ottenere visibilità.

Così non è. Cutts ha infatti affermato che non c’è una diretta corrispondenza tra dimensioni e punteggio attribuito dal motore di ricerca.
Il fatto che i siti di dimensioni maggiori ottengano in genere risultati migliori dipende piuttosto dalla circostanza che essi, naturalmente, hanno un numero superiore di link che rimandano alle singole pagine e di conseguenza un PageRank più elevato.

Si conferma ancora una volta l’attenzione di Google non tanto per la potenza dei mezzi utilizzati dai proprietari dei siti, o per la massiccia presenza sul web, quanto per l’interesse che si è grado di calamitare.
A fare la differenza non è certo il numero infinito di contenuti, qualora essi siano privi di un reale interesse per gli utenti, in quanto portatori di valore aggiunto.
Non è la quantità a fare la differenza. Quel che conta è che il numero di pagine serva per procurare un numero crescente di link diretti al sito, in grado di incanalare il traffico verso lo stesso e sostenerlo nel raggiungere un rank più elevato.

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Strategie semplici e efficaci per attirare link al tuo sito

Per quelli che si affacciano per la prima volta nel complicato mondo dei contenuti per il web, bisogna precisare che, essere conosciuti in questo mondo, è facile se si conoscono le regole del gioco. Quando si crea un sito, con l’intento di attirare traffico, l’esigenza principale è quella di farsi conoscere. Nella vita reale è improbabile, se non impossibile, per un cittadino comune, sedere a tavola accanto alla Regina d’Inghilterra. In rete niente è impossibile. Un buon creatore di contenuti SEO può riuscire a diventare il re dei collegamenti, se possiamo chiamarlo così, utilizzando le strategie collaudate per attirare i link. Queste sono tantissime ma alcune di loro sono intuitive e automatiche.
L’ottimizzazione di un sito si fa ampliando il contenuto nuovo e originale, aumentando così la popolarità del sito stesso. Creare contenuto e poi renderlo disponibile in formato portatile, così come rendere gratuiti contenuti di pubblica utilità, contribuisce in modo efficace alla crescita del traffico in entrata.
Una buona guida sul posizionamento sui motori di ricerca, e i consigli su come collocarsi in determinate situazioni, possono aiutarvi a costruire meglio il vostro sito. Altri modi utili sono l’uso dei forum specializzati in soluzioni, le recensioni dei servizi, o dei prodotti che si possono acquistare online, l’uso sapiente dei post divertenti, video virali, che possono far impazzire la rete, vari concorsi e lotterie con premi, i pacchetti vacanza o viaggi, siti d’incontro, annunci particolari, offerte e richieste di lavoro e di collaborazione o, vendita e affitto immobili, convegni ospitati, i corsi di aggiornamento e formazione, specialmente se gratuiti e diffusi on line, guest posting e varie interviste. Conta tantissimo anche la velocità di caricamento del sito.
Si possono usare anche le strategie di marketing tradizionali, distribuendo il vostro biglietto da visita con il vostro sito, parlare con gli amici o vicini, mandare email con il link, fare comunicati stampa online, segnalare il vostro sito a DMOZ, trovare directory gratuite, forum e siti web e segnalare il vostro sito su piattaforme locali, creare un blog per il vostro sito.
Comunque, ricordatevi di rispettare sempre le regole dei motori di ricerca e loro rispetteranno voi.

 

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Ottobre 2013: YouTube Insights

You Tube sempre più leva del marketing per le imprese che vogliono diffondere il proprio brand e consolidare la propria posizione di mercato. E’ questo il dato che emerge dalle ultime indagini svolte sui fruitori del servizio di condivisione di video e Google lo conferma pubblicando uno studio sul tema sul proprio sito di supporto.

Che You Tube non fosse più solo il luogo virtuale in cui ci si scambiano video fatti in casa era evidente da tempo, ma i dati diffusi da Google lo pongono ora come elemento strategico per le imprese.
Il pubblico affezionato supera ormai quello della tv via cavo e mostra in particolare di apprezzare l’aspetto social: You Tube è percepito come luogo della creatività, come piattaforma per una condivisione proficua,
Questa percezione positiva coinvolge anche i brand che decidono di dirottare parte degli investimenti, prima destinati alla tradizionale pubblicità in tv, verso questa nuova forma di marketing.
Creando storie ad alto riscontro emozionale, che uniscono il prodotto a vicende buffe, divertenti, commoventi, ma sicuramente creative, le più note marche mondiali hanno già riscontrato la potenza del mezzo.
Motorola e Nike, per citarne solo un paio, sono riuscite a battere i record di visualizzazione rispettivamente nei mesi di settembre e agosto di questo 2013.

Le ragioni dell’efficacia del mezzo vanno rintracciate nelle caratteristiche stesse di You Tube. Con una buona azione di marketing e dei video correttamente costruiti allo scopo, è infatti possibile sfruttare la presenza di FANS piuttosto che di anonimi visitatori e la differenza si fa sentire.
I fans condividono, partecipano, commentano e diffondono i contenuti che ritengono interessanti: 3 youtuber su 4 affermano che vedendo un bel video associato ad una marca che amano, hanno l’istinto di dirlo a tutti, contribuendo alla circolazione virale.

Perché questo accada è necessario che il video sia costruito sulla base di linee guida in cui nessun particolare viene lasciato al caso.
Dal titolo, che deve attirare l’attenzione ed invogliare a guardare, alla trama sottostante che deve cogliere i temi più accattivanti del momento, fino ad arrivare al momento ideale per citare il brand.

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Halloween 2013: improbabile costume per Matt Cutts

Gli americani si sa, sono un popolo particolare, con la fissa per le festività nazionali che non risparmia nessuno, dal Presidente all’uomo della strada.
A dimostrare la partecipazione convinta ad una delle tradizioni più famose anche oltre oceano, stavolta è Matt Cutts, noto al mondo del web e del SEO per essere una delle menti del gruppo Search Quality di Google, che mostra ai visitatori del suo blog personale il suo lato estroso e ironico, pubblicando le foto del suo incredibile travestimento per Halloween.

Ci siamo abituati a conoscerlo nella sua veste per le numerose uscite pubbliche in occasione di novità e cambiamenti di Google. Matt Cutts, storico dipendente dell’azienda si è sempre distinto per un modo di porsi molto pacato ed equilibrato, raramente sopra le righe.
Ma dietro al nerd di professione, tutto casa e computer c’è molto di più.
A dimostrarlo è lui stesso, dalle pagine del suo blog (http://www.mattcutts.com/), in cui si alternano post personali e anteprime professionali.
L’ultimo intervento di Matt riguarda la festività americana più amata da grandi e piccoli: Halloween.
Sulla pagina scorrono, alternate da brevi didascalie esplicative, le immagini di lui mascherato di tutto punto in quello che solo all’apparenza sembra un eroe romantico d’altri tempi, uno zorro, un vendicatore e che invece è un chiaro e dichiarato riferimento al lato sommerso di internet, quel Darknet con cui anche Google deve ormai fare i conti.

A colpire non è tanto il suo voler partecipare ai festeggiamenti, quanto la scelta della maschera: nientemeno che la versione più attuale di Dread Pirate Roberts, quella balzata agli onori delle cronache grazie alla maxi operazione dell’FBI contro Silk Road e i suoi bitcoin, monete virtuali utilizzate per il traffico facile di droga.
Vestito di tutto punto, con abito nero, stivaloni e mascherina d’ordinanza, Mutt non ha lasciato nulla al caso: per aumentare la credibilità del personaggio, oltre a baffetti naturali appena accennati, si è dotato di un sacchetto di inequivocabile polvere bianca, dichiarando di averla pagata soltanto cinque bitcoin.

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