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Regole base per avere successo nel SEO nel 2014

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Il professionista SEO (search engine optimizer) attualmente, è impegnato a ricercare soluzioni ai fini di colmare il divario tra: le esigenze tecniche dei motori di ricerca e la necessità umana di reperire informazioni, su prodotti e servizi.
Negli ultimi tempi infatti, la SEO è diventata un’attività molto complessa che richiede competenze e tecniche specifiche; la frequenza con cui i diversi motori di ricerca, per questioni di business, stanno introducendo elementi di novità, aggiornando i propri algoritmi; richiede sempre più analisti e gestori SEO preparati, con un’ottima conoscenza delle ultime tendenze di settore. Ma quali sono le qualità che oggi deve avere un Search Engine Optimizer?

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Google

Google Unnatural Links Manual Penalty: come chiedere riconsiderazione della penalità

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Le linee guida di Google in fatto di manipolazione al fine di aumentare o falsare il PageRank sono molto severe. Molti webmaster devono fare i conti con ciò e con le sanzioni che il colosso informatico decreta ogni mese.
Secondo Matt Cutts, Google avvia in un mese 400.000 azioni di questo tipo e riceve nello stesso tempo 20.000 richieste di riconsiderare la sanzione. Se ne conclude che il 95% dei siti che subiscono una penalità non fanno nulla. Questa guida si rivolge a quel 5% che invece vuole tentare un recupero.
Occorre innanzitutto tenere sotto controllo le emozioni (rabbia, frustrazione…) e agire con calma.
Inutile pensare che ci sia un errore o che Google sia ingiusto, o peggio ancora inveire contro Google. Riacquistata la piena padronanza di sé bisogna procedere con ordine:

1. Niente fretta. È bene non inoltrare una richiesta di riconsiderazione a poche ore (o pochi giorni) dalla notifica, poiché si rischierebbe di ricevere un nuovo avviso molto simile al primo (i link innaturali sono ancora lì).
2. Controllo link. Iniziare controllando i collegamenti in Google Webmaster Tools: ci sono buone possibilità che il problema sia lì. Verificare il traffico e i link collegati al sito. Ne esistono di diversi tipi e c’è un’azione da compiere per ognuno: i link non trovati, come le pagine offline e le pagine spam sono da ripudiare semplicemente; i collegamenti costruiti con il preciso scopo di manipolare il PageRank, così come quelli che partono da siti penalizzati o fanno parte di una rete di link sono da far rimuovere; i collegamenti con i partner, con i social media o quelli naturali sono da mantenere.
3. Impostare un account con Google Drive. Una volta identificati i collegamenti dannosi, inserirli in un foglio di calcolo, aperto su Google Drive, e segnare l’URL del link e la pagina del sito a cui punta; il contatto email; la prima, seconda e terza richiesta di rimozione; lo status del link (attivo o rimosso). Occorre essere meticolosi, perché l’intera documentazione sarà poi trasmessa a Google.
4. Richiesta di rimozione. Fare diversi tentativi perché il collegamento sia rimosso, mandando delle email (il più specifiche possibile) con un intervallo di cinque giorni circa tra una e l’altra. Se dopo il terzo invio non si ottiene alcun risultato allora ripudiare il sito.
5. Presentare la richiesta di riconsiderazione. Nel farlo bisogna essere precisi, segnalare tutti i tentativi fatti e ammettere le proprie colpe. Solo così si può sperare che la penalizzazione cada.

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Google

Matt Cutts: usare Article Directories come Links? Meglio di no!

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In un recente video Matt Cutts, a capo della sezione anti-spam di Google, ha affrontato la questione degli Article Directory. In questo filmato d’aiuto per i webmasters, Matt Cutts risponde alla domanda di un utente che è interessato a sapere se i link presenti negli article directory vengono considerati positivamente o negativamente da Google.

In primo luogo Matt Cutts spiega cosa sono gli article directory. Egli li definisce come contenuti di 300 o 500 parole al massimo che, in basso, consentono di inserire fino a tre link. Praticamente lo scopo è quello di far condividere e pubblicare da altri questi article directory in modo da diffondere i link che sono stati inseriti e ottenere traffico sul proprio sito. Inoltre, utilizzando questa tecnica aumentano i collegamenti incrociati e di conseguenza dovrebbe migliorare la posizione sul motore di ricerca.

In realtà, specifica Matt Cutts, la maggior parte delle volte gli article directory non ottengono i risultati sperati perché sono di qualità molto bassa. In altre parole, spesso si tratta di contenuto spam che viene diffuso ovunque per la rete. Il consiglio di Matt Cutts a tutti i webmaster è quello di non fare particolare affidamento sugli article directory e di non utilizzarli per creare link in entrata. Scegliendo questa strategia, infatti, si rischia di ottenere l’effetto contrario a quello sperato: invece di un’ottimizzazione si può incorrere in una penalizzazione.

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Google

Fetch: un Google Tool per indicizzare rapidamente i tuoi contenuti

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Utilizzando le varie funzioni messe a disposizione dagli strumenti di Google Webmaster Tools, sarà possibile garantire al proprio sito una buona visibilità.
Tra i toolkit, Fetch è sicuramente uno dei migliori poiché offre agli utenti la possibilità di presentare i propri indirizza URL all’indice.
I proprietari di siti web, spesso, pubblicano nuove pagine web o nuovi blog sulle loro pagine ed attendono che compaiano tra i risultati di ricerca di Google. Ma ciò potrebbe richiedere molto tempo, addirittura anche alcuni mesi.
Una soluzione, quasi magica, per accelerare il processo è quella di inserire il link del proprio sito nell’indice, utilizzando il Fetch.
Utilizzando questo strumento, i link inseriti, compaiono tra i risultati di ricerca addirittura in meno di 5 minuti.
Il Fetch, dunque, del quale sopra si sono elogiati i risultati, è molto immediato da impiegare e di seguito se ne fornisce una guida, articolata in più step:

I° Step: Visitare gli strumenti di Google Webmaster Tools

Dalla schermata iniziale di Google Webmaster Tools, selezionare il nome del dominio, espandere il menù “Crawl” e cliccare sulla voce “Fetch as Google

II° Step: Fetch con Google

Inserire l’indirizzo URL della propria pagina web o del proprio blog nel campo di input, lasciando all’esterno il nome del dominio, e cliccare sul pulsante “Fetch

III° Step:

Se l’operazione ha avuto successo, sarà possibile inviare la propria pagina presso l’indice di Google, cliccando su “Submit to index”.
E’ possibile inviare all’indice, lo stesso indirizzo URL del sito o l’indirizzo URL e tutte le pagine ad esso collegate.

In alcuni casi è necessario aiutare Google a capire che il proprio sito possieda contenuti originali, infatti molte volte capita di vedere dei siti simili ad altri, che vengono definiti come contenitori di materiale originale.
Ciò succede quando Googlebot scansiona un sito prima dell’altro e se un sito possiede una velocità di scansione più frequente ed un’autorità di dominio più elevata, allora verrà considerato il creatore originale dei contenuti.
L’utilizzo dello strumento “Fetch” può aiutare a combattere il fenomeno della copiatura, che porta terzi a spacciare per propri i contenuti reperiti altrove.

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Web Marketing

Come può il SEO favorire lo sviluppo verso i mercati esteri?

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Non sempre i clienti vedono la SEO e la link-building come un buon mezzo per le vendite all’estero. Non li considerano infatti come mezzi potenti per approcciarsi all’esportazione, bensì come tecniche difficili e costose. Di seguito illustreremo tre dei principali esempi di come le aziende usano la SEO specificatamente per implementare le vendite all’estero.

Lingo24:
Si tratta di un’agenzia di traduzioni istituita nel 2001 da Christian Arno, giovane laureato in lingue. La sede della società è in Scozia, ma nel corso degli anni è diventata una società globale che ha aperto uffici in quattro continenti e possiede clienti provenienti da più di 50 paesi. La Lingo24 per crescere e raggiungere nuovi mercati si è basata molto sul marketing online. Negli ultimi cinque anni, infatti, l’azienda ha lanciato 70 siti web specifici per il Paese a cui si rivolgono, il che ha aiutato le vendite a crescere del 268%. Inoltre, Lingo24 ha usato contenuti di marketing, pubbliche relazioni, campagne PPC e Social Network per aumentare il profilo nei mercati chiave. In particolare ha operato per quanto riguarda Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Svizzera ed altri importanti mercati europei. Il loro contenuto è stato efficace ad aumentare la visibilità e portare i clienti al sito.

Pianificazione POD:
Creata da Jeff Kear, questa applicazione online si rivolge soprattutto alle piccole imprese che, quasi esclusivamente grazie ad essa ed agli sforzi in campo SEO, riescono ad avere uno sbocco nei mercati esteri. Essenzialmente semplifica il lato professionale e la pianificazione d’eventi. Con l’adeguato uso della SEO anche imprese piccole e poco conosciute possono imprimersi nel mercato dell’esportazione.

JED Alliance:
Con sede in Florida, si occupa della vendita di automobili. L’azienda ha conquistato il mercato mondiale ed addirittura è il 90% delle automobili prodotte ad essere venduto all’estero, in particolare in Sud America. L’unico modo per raggiungere i clienti esteri è Internet. Sulla rete l’azienda deve guadagnare prima visibilità e poi credibilità, qualità che può aggiudicarsi con la SEO.

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