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E’ vero che l’Anglo Rank Link Network è stato penalizzato da Google?

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Google continua a tenere sotto pressione i network che spammano link a pagamento. La loro ultima vittima è Anglo Rank, un servizio che sostiene di avere a migliaia di siti a disposizione e che, fino a poco tempo fa, affermava di non lasciare alcun footprint che potesse essere individuato. Tuttavia un ironico tweet (https://twitter.com/mattcutts/status/409038881825095681) di Matt Cutts di Google, pubblicato il 6 dicembre, lasciava intendere che le cose stavano ben diversamente e che Anglo Rank era nel mirino dei cacciatori di spam di Mountain View.

Inizialmente Anglo Rank ha negato che il posizionamento dei suoi clienti fosse stato danneggiato, sostenendo che la risposta di Google aveva colpito solo alcune delle sue pagine. Tuttavia parecchi clienti insoddisfatti del servizio hanno confermato di aver ricevuto penalizzazioni nella console degli strumenti di Google Webmaster anche diversi giorni dopo il tweet di Cutts.

Non si sa esattamente in che modo Google sia riuscito a tracciare le operazioni del network con tale precisione da consentire a Cutts di citare Anglo Rank per nome. Non si esclude che possa aver contato sull’aiuto di qualche cliente deluso o aver infiltrato i propri dipendenti nei forum di servizi blackhat. Ovviamente si tratta di semplici congetture.

Anglo Rank ora si difende affermando di non aver mai assicurato che i suoi metodi fossero del tutto sicuri e che i clienti erano consapevoli dei rischi che stavano correndo. Resta il fatto che la presunta non tracciabilità dei link era il principale argomento di vendita del network. Il proprietario di Anglo Rank, noto come Bluematter sul forum di BlackHatWorld da cui opera, da qualche giorno non accetta nuovi ordini e sostiene di essere impegnato ad aiutare i clienti danneggiati dalle penalizzazioni. È improbabile però che questi ultimi possano recuperare facilmente il posizionamento perduto o i soldi spesi. Un altro tweet (https://twitter.com/mattcutts/status/409040283704107008) di Cutts spiega, per chi non l’avesse ancora capita, la morale di questa storia. “Suggerimento SEO: non usate un network di link blackhat che sostiene di non lasciare footprint, ma che non offre neanche rimborsi o garanzie”.

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