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Il ‘Nuovo SEO’ e il caro vecchio marketing

Social engineering concept

Grandi cambiamenti in atto per il mondo SEO: dalle regole del gioco imposte da Google, al modo di trattare brand e ottimizzazione, tutto sembra ispirarsi ad una continua e inesorabile corsa all’innovazione, della quale chi si occupa di SERP e posizionamento non può non tenere conto.
Ci si trova un po’ spiazzati: i classici strumenti non sono più adeguati e l’esigenza di ripensare e rinnovare ogni giorno le tecniche e gli approcci al web, pone ogni giorno nuove sfide.
Non esiste una formula magica purtroppo, l’unica possibilità è aggiornarsi e riaggiornarsi di continuo e cercare di tenere il passo.

In passato si tendeva a tenere nettamente separati tra loro l’aspetto SEO dal più specifico e meno tecnico approccio al e-commerce e al marketing online.
Dietro il termine SEO, inizialmente molto connotato in chiave tecnica, si sono concentrati via via tutti i trucchi e le scorciatoie utilizzati a vario titolo per ottenere un rapido e immediato successo in termini di visibilità e numero di contatti.
Al giorno d’oggi, quando le nuove politiche di Google rendono evidentemente inutili o comunque non più sufficienti al successo del brand questi sotterfugi, il ruolo del SEO specialist deve essere in qualche misura ridisegnato, senza che questo significhi necessariamente ridimensionarlo.

Anzi, ora che servono contenuti, che è necessario apportare valore alla navigazione degli utenti per essere visibili e quindi sbaragliare i concorrenti, l’ottimizzazione e il marketing non possono più essere trattati come campi totalmente separati, sebbene nel primo resti molto forte e rilevante l’aspetto della competenza tecnica.
Il vero compito del SEO specialist oggi, non è tanto quello di aggirare le problematiche relative al marketing, ma di imparare a “padroneggiarle”.

Dietro il successo di un marchio c’è molto probabilmente un buon lavoro di posizionamento. Questa circostanza in verità non dovrebbe stupire particolarmente, dato che non è certo una novità nel “gioco” del commercio: anche ben prima dell’avvento di internet, un’azienda che volesse vendere i suoi prodotti e farsi scegliere a scapito della concorrenza, doveva prima di tutto rendersi visibile e permettere ai compratori di trovare i suoi prodotti.

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Il Buzz e i Social Media: come costruire strategie Cross-Channel

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Con internet, il marketing è cambiato ma, da un paio d’anni, si è avuta un’ulteriore rivoluzione grazie alla diffusione dei Social Network. Le aziende ora hanno due vie per sponsorizzare i propri prodotti e servizi. La prima si concentra principalmente sulla posizione del sito nella SERP. Si basa su una serie di pratiche per far salire il sito nelle ricerche che vanno sotto il nome di SEO. Per attuare nel miglior modo queste tecniche è necessario prestare attenzione ai segnali che lasciano i navigatori. L’internauta pone al motore di ricerca una query specifica. Bisogna, quindi, essere in grado di utilizzare le giuste parole chiave per poter comparire in alto in risposta a quella domanda. Fondamentale è la correttezza di questa risposta: bisogna dare all’utente quello che cerca o, al massimo, qualcosa di simile ma non si deve mai suggerire qualcosa di completamente differente. Consideriamo, inoltre, che è possibile collegarsi da vari dispositivi. Quando un utente compie la propria ricerca adoperando lo smartphone, si ottengono delle informazioni aggiuntive. Infatti, diventa possibile sapere la localizzazione del richiedente e quindi fornire risposte anche in base alla posizione geografica. Inoltre, spesso fare ricerche dal telefonino comporta un bisogno immediato di un dato servizio o bene e, viene da sè, è importante approfittarne per dare soluzioni immediate. I segnali che, invece, ci arrivano quando facciamo Social Media Marketing riguardano principalmente gli interessi degli utenti. Vanno studiate attentamente le tendenze per quanto riguarda i “mi piace”, i “re-tweet”,gli “hashtag” le condivisioni e i commenti. In questo modo si sarà sempre aggiornati sui temi del giorno e su cosa ottiene più successo. Ma il passo più importante da compiere è integrare le informazioni dei due sistemi di marketing. Per esmpio si possono abbinare le ricerche fatte su Google con la pubblicità sui Social Network. Inoltre si può rivalutare la scelta delle parole chiave od aggiungerne altre a seconda degli argomenti più interessanti sui Social. Anche se il Digital Marketing e il Social Media Marketing sono gestiti da due team differenti, è opportuno che le due squadre interagiscano e si scambino le informazioni.

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Engagement Online: i consigli di David Mogensen

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David Mogensen, responsabile della sezione Brand Engagement per YouTube, è l’autore di un rivoluzionario articolo diviso in tre sezioni che espone e spiega i cambiamenti che il marketing ha subito negli ultimi tempi. L’articolo infatti mostra un interessante spaccato dei nuovi strumenti di pianificazione e scelta del marketing. Importanti fattori sono sottolineati nei casi in cui le aziende sono riuscite ad aumentare i successi di vendita, fornendo al consumatore più scelta, cambiando tipo di annunci e dando risalto al parere dei consumatori stessi. Caratteristica importante di oggi è la presenza di molte più tipologie di media a disposizione del marketing.
Ciò è sicuramente un ottimo strumento per le aziende, in quanto, se prima era possibile aggiustare il tiro di una campagna pubblicitaria dopo aver osservato i risvolti e l’opinione del pubblico, oggi invece si può modificare una strategia di marketing già durante la campagna pubblicitaria. In questo modo si riesce con più facilità ad aumentare sempre più la quota di vendite e ottimizzare l’opinione dei clienti in merito ad un prodotto specifico o più in generale al brand aziendale.
Oggetto di particolare attenzione per noi è la seconda parte della strategia delineata da David Mogensen, ovvero: “Dare agli spettatori una scelta”. Problematica assai diffusa sarebbe infatti la difficoltà di trovare il pubblico giusto in relazione ad un determinato spot o prodotto. La soluzione per il futuro secondo Mogensen è pensare a campagne pubblicitarie basate sulla scelta per accontentare di più sia i consumatori, che così non saranno più bombardati in continuazione da informazioni indesiderate, che per le aziende che potranno così imparare e modificare le proprie scelte in relazione alle preferenze e alle opinioni del pubblico.
Il futuro secondo David Mogensen è quindi nella “scelta”. In un mondo sempre più veloce e selettivo di sicuro questo sarà il miglior metodo per sondare le esigenze e le preferenze dei consumatori, nonché per studiare e realizzare un marketing sempre più efficiente.

 

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Campagne online hanno riscontro sulle vendite online e offline

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Per vendere online sono numerose le tecniche che vengono utilizzate per tariffare le prestazioni della azienda offerte il servizio pubblicitario: il costo per click, il costo per azione, il costo per inserzione, il costo per visualizzazione, etc.
E’ indubbio che gli acquisti offline sono strettamente collegati anche agli acquisti online.
Una buona campagna su Google Adwords può portare ottimi ritorni sulle vendite del prodotto non solo online, ma anche offline.
Si è visto come dalle vendite ad una cifra una azienda possa passare facilmente a vendite a due cifre qualora realizzi una buona campagna pubblicitaria su Internet.
Il web dunque influisce sulla vendita al dettaglio e non secondariamente. Attraverso uno studio si è visto come le vendite, attraverso le campagne pubblicitarie online, abbiano interessato 1,4 miliardi di persone in più, mostrando statisticamente come dunque un investimento online ripaghi anche il mercato offline.
Infatti circa l’89% degli acquirenti prima di acquistare un prodotto è solito effettuare ricerche online riguardo a quest’ultimo.
Dunque è sempre più forte da parte degli utenti la richiesta di maggiori informazioni sui prodotti, prima di procedere al loro acquisto. Per questo motivo molti rivenditori stanno realizzando pagine informative sulle quali far atterrare gli utenti direttamente dalla pubblicità, portandoli poi, lentamente e progressivamente, all’acquisto. Non sono poche le ‘pagine di atterraggio’ che portano una tabella esplicativa attraverso un’infografica dettagliata e un elenco di informazioni specifiche.
Si è visto come, nella maggior parte dei casi, sia Amazon il sito web al quale spesso approdano gli utenti alla ricerca di nuove informazioni. La percentuale si aggira attorno all’85% (http://smallbusiness.yahoo.com/advisor/online-content-boost-offline-sales-infographic-040244667.html).
E’ rilevante come di solito l’utente abbandoni la vendita a causa di mancate informazioni esaustive sul prodotto. Circa 1 utente su 3 è solito non portare a termine il suo acquisto se la sua sete di conoscenza non è stata sufficientemente esaudita.
E’ facilmente dimostrabile dunque come oggi anche le informazioni siano una fonte di reddito e una parte rilevante dell’economia mondiale. L’utente moderno, più consapevole e attento, si mostra, allo stesso tempo, pronto a concedere il propri soldi a quella azienda che è riuscita a soddisfare le sue esigenze non solo in termine di disponibilità del prodotto ricercato, ma anche di informazioni riguardo quest’ultimo.

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Extra Space Storage Goes Local at Scale with Google

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Aumentare il proprio spazio sulla rete, localizzando anche i propri servizi in più luoghi? Accrescere la propria visibilità, settorializzato il target delle persone alle quali si vuole far riferimento? Grazie a Google ora si può.
Il nuovo programma “Extra Space Storage Goes Local at Scale” si rivolge a quelle aziende che offrono prodotti localizzati e per le quali, quindi, è davvero complesso collocare una persona che possa gestire il marketing territoriale in ciascun punto nevralgico. Google si propone dunque di fare il lavoro di mille uomini.
Grazie ad esso infatti ora si può targettizzare le persone alle quali rivolgere il proprio messaggio pubblicitario definendole in base al CAP e al dispositivo utilizzato. In questo modo la grande azienda informatica di importanza mondiale ha permesso sempre di più ai suoi clienti di settorializzare, secondo le proprie metriche, la pubblicità e di conseguenza di aumentare i loro profitti.
Naturalmente non a caso Google ha aumentato del 1300% il numero dei suoi clienti, solo ampliando i propri settori di analisi.
Google ha compreso quali erano gli utenti ad aver bisogno di maggiori possibilità di affari e li ha contattati al momento giusto. Il costo di acquisizione è risultato molto basso, quasi rasente allo zero perchè i clienti erano già utenti Google e quindi già consci delle possibilità dei prodotti offerti
(http://www.google.com/think/case-studies/extra-space-storage-google-video.html) e del CTR della loro pubblicità.
Google, dunque, ancora una volta ha saputo puntare benissimo sulle proprie carenze, sviluppando una funzione aggiuntiva che ha potuto soddisfare i clienti più esigenti e settoriali.

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