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Link Network Buzzea: la Google Penalty è abusiva

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Il responsabile della lotta antispam di Google ha preso delle misure contro i collegamenti di rete venduti da un sito francese che propone ai suoi clienti di violare le istruzioni del motore.

Dopo aver penalizzato molteplici piattaforme per la vendita e l’acquisto dei collegamenti più conosciuti sia nel mondo anglofono sia nella Francia, Google annuncia oggi di sanzionare una struttura destinata ai francesi : Buzzea.

E’ Matt Cutts, il responsabile della lotta anti spam di Google che l’ha detto in un tweet. Ha infatti annunciato che Google agisce contro una rete di collegamenti francese che non rispetta le sue linee guida. Poco prima egli aveva ricordato che Google aveva recentemente pubblicato un promemoria sulle linee guida di qualità di Google relative all’acquisto e alla vendita di link che passano da PageRank, cioè dofollow.

Descrivendosi come uno specialista della posa in relazione entro i siti di editori e inserzionisti, Buzzea permette di vendere o acquistare dei link dofollow, quello che è in effetti contrario alle linee guida di Google. Diretto da un francese ma con base a Dublino in Irlanda, Buzzea non ha per il momento reagito ufficialmente.

Resta ugualmente da capire quale sarà concretamente la sanzione di Google. Matt Cutts ha anche risposto così su Twitter a un internauta, affermando che la Germania è stata nel radar di Google. La lotta contro queste reti di relazioni passa dunque oramai attraverso le frontiere degli Stati Uniti.

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Google Search: Matt Cutts svela qualche segreto

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L’esatto funzionamento dell’algoritmo di ricerca di Google non è molto chiaro e non sono pochi i dubbi che scaturiscono in merito alla sua applicazione. Matt Cutts, a capo della sezione anti-Spam di Google, periodicamente pubblica video d’aiuto per i webmaster nei quali spiega il funzionamento degli algoritmi, degli aggiornamenti o di qualsiasi novità partorita a Mountain View. In questo caso Cutts ha precisato che si tratta esclusivamente di ranking e quindi è possibile che alcuni risultati abbiano un algoritmo differente, come ad esempio accade per i risultati locali e le news. In genere, però, le classifiche non sono differenti per quanto riguarda le prime dieci posizioni. L’algoritmo di ricerca di Google è costituito da molte parti, alcune di queste sono implicate nel bilanciamento dei contenuti in base alla pertinenza rapportata con la qualità e la reputazione del sito. Spesso però ci si chiede se i risultati che appaiono in basso nella SERP possano essere gestiti diversamente. Se un internauta arriva a guardare i risultati in basso, o nelle altre pagine, vuol dire che non ha trovato una risposta adeguata all’inizio. Da i commenti lasciati da Matt Cutts, però, è emerso che l’algoritmo agisce con tutti i risultati allo stesso modo. Bisogna comunque tenere presente che i primi risultati della SERP variano notevolmente a seconda del tipo di ricerca condotto. Cutts conclude tranquillizzando i webmaster sulla correttezza del funzionamento dell’algoritmo di ricerca di Google e spronando a sfornare contenuti di qualità ed a crearsi una buona reputazione sul web. Queste due caratteristiche, seppur non garantiscono la presenza nei primi tre risultati della ricerca, danno buone possibilità di comparire dalla quarta alla sesta. Resta comunque necessario approcciarsi con differenti tecniche SEO se quelle attuate fino al momento non hanno portato i risultati sperati.

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La decadenza del guest blogging

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Matt Cutts, direttore dell’anti-spam di Google, ha pubblicato un post per affrontare la questione del Guest Blogging. Questa procedura prevede che uno scrittore esterno scriva su un blog al fine di dare ulteriori chiarimenti su un dato argomento oppure un punto di vista differente. Questa tecnica SEO nasce per aumentare la visibilità del blog, la reputazione, i rapporti e far arrivare nuovo traffico sul sito. Purtroppo però, specifica Matt Cutts, qualsiasi buona strategia di marketing si trasforma sempre in qualcosa di negativo. Infatti un trand inizia sempre come autentico e va rovinandosi strada facendo, tanto che per la maggior parte è spam e non resta che una minima percentuale di comportamento corretto. Per tale motivo Cutts avvisa che se si sta usando il guest blogging per ottenere link nel 2014 è bene pensare di smettere. Ormai la pratica viene interpretata per lo più come spam e chi ne fa un utilizzo eccessivo viene tenuto sotto controllo. Cutts, inoltre, suggerisce di non ospitare sul proprio blog articoli di altri scrittori, a meno che non si possa garantire in prima persona sulla serietà ed affidabilità dell’autore ospitato. Inoltre non consiglia di utilizzare il guest blogging come strategia SEO per fare linkbuilding. Infine Matt Cutts fa un’analisi storica della decadenza del guest blogging caricando sul suo sito video pubblicati da lui negli anni precedenti. Il primo di questi video dimostra come già nel 2012 il guest blogging si stava avviando su una brutta china, infatti nel filmato Cutts specifica la differenza tra guest post di qualità e post spammer. Il video, però, non è stato preso molto in considerazione e nel 2013 ne ha creato un altro per ribadire il concetto. Tutto questo ha portato ad un ultimo video, pubblicato a fine 2013, che dimostra come Google ha iniziato a considerare il guest blogging come spam. Sembra dunque evidente che la pratica sta seguendo un processo di decadimento. In definitiva, Matt Cutts sottolinea che il guest blogging di qualità sarà sempre considerato positivamente, ma suggerisce di utilizzare molta cautela nella scelta degli autori.

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Rifiutare e rimuovere i Link: le regole di Google

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Dopo l’arrivo di Penguin, annunciato il 24 aprile 2012, molte cose sono cambiate.
Questo algoritmo Google, creato per contrastare il key stuffing e il link building innaturale, è stato pensato per premiare i siti che prestano maggiore attenzione ai contenuti e utilizzano tecniche lecite. Le conseguenze sono state numerose, così come le critiche.
A quanto pare Penguin ha penalizzato molti portali, iniziando a considerarli “non di qualità” anche qualora non ci fossero, apparentemente, solide motivazioni.
Una delle soluzioni a questo problema è il Disavow, una funzione avanzata rilasciata nell’ottobre 2012 che consente di richiedere la rimozione di link considerati non sicuri o problematici, bloccandone gli effetti e le influenze negative e riportando il portale ad un livello maggiore di qualità secondo gli standards Google.

Grazie al Disavow i link innaturali, sospetti o non di qualità possono essere rinnegati ma, come dice lo stesso Matt Cutts ( leader del Webspam team di Google e parte del team di ottimizzazione dei motori di ricerca) nel video di presentazione rilasciato su Youtube, va usato con molta attenzione.
Il Disavow è una funzione avanzata ed è consigliabile considerala un’ultima e drastica alternativa. Tornare indietro in caso di un cambio di idea riguardo a un link, infatti, sarebbe difficile e richiederebbe più tempo di quanto non ne serva per la rimozione.
La cosa migliore sarebbe accertarsi che i siti su cui ci sono sospetti stiano effettivamente penalizzando il portale o influenzandone l’attività SEO.
Per questi controlli sono a disposizione del tool specifici, Google Analytics o dei Webmaster Tool.
Una volta accertata l’influenza negativa dei link, il primo passo suggerito è quello di contattare direttamente i webmasters dei suddetti, richiedendo una rimozione.
In caso di non-risposta si potrà passare all’utilizzo della funzione Disavow, agendo senza il consenso dei webmasters dei siti non graditi.
Utilizzare la funzione Disavow non è complicato, basta infatti compilare un file .txt con un elenco dei link da ignorare, inserendo gli URL da rimuovere e posizionandone uno per ogni riga. Una volta inviata la richiesta Google non agirà in automatico ma valuterà poiché, per citare Matt Cutts: “considereremo la richiesta come un validissimo suggerimento”.

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Chris DiBona a proposito della Search Ecosystem Diversity

malware

Possiamo affermare con certezza che, tra i tantissimi impiegati che lavorano per Google, molti di loro sono dei veri e propri geni.
Di recente uno dei più importanti rappresentanti ha dichiarato, in un’intervista, che bisogna stare in allerta per quanto riguarda i malware. Essi rappresentano una grande insidia, sia per il browser Google Chrome, sia per le migliaia di app disponibili su Google Play Store.
Attualmente sono molti i siti che risultano bloccati, ma, nonostante ciò, esistono altri importanti siti che dispensano malware soprattutto attraverso i network pubblicitari. Molti di essi sopravvivono nell’ecosistema del web e lo stesso programma Google Bot è stato poco tempo fa ingannato; le sue restrizioni sono state aggirate e abbattute da vari malware.
Proprio per questo i grandi geni di Google sono al lavoro; per cercare di bloccare questi malware una volta per tutte. Purtroppo non è semplice: la diversità presente nell’ecosistema della rete è assai ampia e varia.
Il lavoro richiede tempo e denaro, per questo sono fondamentali gli investimenti fatti dal colosso internazionale. Investimenti che negli ultimi anni sono raddoppiati anche grazie al successo del sistema operativo Android, utilizzato da milioni di utenti. Ogni giorno sono migliaia le app che vengono scaricate da Google Play store, app che permettono di rendere la vita quotidiana più semplice e divertente.
Il pericolo per la rete rimane: i malware sono sempre e costantemente in agguato.

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