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Ecco come Google tratta le parole chiave nascoste

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Non era affatto così insolito, circa dieci anni fa, notare dei siti internet che avessero numerose parole chiave, che potevano raggiungere anche quota diecimila, ben nascoste all’interno dello sfondo bianco, ben ordinate, con la speranza di guadagnare dei posti nel ranking Google.

Con il tempo però Google si rese conto di tale trucco, considerandolo spam, e così oggi sono davvero pochi i siti che sfruttano tale sistema per accrescere il proprio ranking. I tempi però sono cambiati e così pare che i webmaster si siano inventati un nuovo stratagemma per aggirare i controlli Google, ovvero quello di “giocare” con programmi come AJAX e JavaScript, celando il testo soltanto fino al momento in cui l’utente non compie un’azione specifica, come ad esempio cliccare su un particolare bottone.

La risposta di Google a tale manovra, ormai divenuta decisamente usuale, è giunta attraverso un video. Nel filmato a parlare è Matt Cutts, webmaster di Google, che dice che tale situazione è decisamente comune, e che si ripete sempre negli stessi modi, ovvero con bottoni e scritte incitanti a cliccare per poter avere accesso a ulteriori contenuti, qualsiasi essi siano.

Eventuali problemi sorgono qualora il sito in questione preveda l’uso di bottoni non rivolti all’utente, che al solo click danno l’accesso a pagine e pagine di testo celato, ricolmo di parole chiave. Questo tipo di comportamento, aggiunge Cutts, verrà osteggiato da Google, a differenza della scelta di celare alcune (dunque non mille o più) parole chiave, al solo scopo di garantire all’utente una navigazione più semplice e pulita.

Un chiaro esempio portato da Cutts è quello dell’applicazione di Wikipedia per dispositivi mobili, che propone del testo nascosto a ogni click per mettere in mostra una nuova sezione. In fin dei conti la regola generale imposta da Google è che se si opera pensando all’utenza e in modo tale da facilitare la loro navigazione, allora non si andrà incontro ad alcun tipo di penalizzazione.

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