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Come comporre un titolo d’effetto? Ecco una guida utile che vi aiuterà!

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La scrittura di un articolo deve mirare a conquistare il maggior numero di lettori possibile. Ciò che rende un testo popolare non è solo il suo contenuto, ma principalmente il titolo che lo caratterizza. Più il titolo è d’effetto e più è in grado di incuriosire le persone, spingendole più facilmente alla lettura di un determinato articolo. Bisogna pensare che il titolo riassume il contenuto del testo ed è per questo motivo che dovrà riportare in maniera chiara ed efficace parole che lo presentino e lo rendano ancora più interessante per chi legge.

Al fine di realizzare un titolo d’effetto vi sono alcuni consigli utili che potrebbero sicuramente aiutarvi:

1) E’ importante che il titolo contenga le parole chiave che sono in grado di riassumere il contenuto dell’intero articolo. A tal proposito sarà utile appuntarle.
Esempio: pelle, macchie, curare. Titolo: “I metodi più efficaci per curare le macchie della pelle”.

2) Quando si ricerca una notizia oppure un articolo di interesse, molto spesso ci si imbatte in titoli identici fra loro. Per questo motivo, il vostro titolo dovrà distinguersi dalla massa ed essere in grado di risaltare rispetto agli altri.
Esempio: - Titolo comune: “Spaghetti col tonno”. Titolo diverso: “Come preparare dei gustosi spaghetti col tonno”.

3) Il titolo non deve essere estremamente lungo ma conciso. Deve spiegare in maniera chiara a cosa fa riferimento il testo.
Esempio: “I benefici di frutta e verdura”.

4) Un titolo deve incuriosire il pubblico. Per fare questo, se l’argomento da voi descritto lo consente, è possibile trasformare il titolo scrivendolo in forma interrogativa. I titoli che forniscono una potenziale risposta ad una domanda sono maggiormente ricercati.
Esempio: “Il segreto di una pelle vellutata? Eccolo spiegato in tale articolo”.

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I 5 nuovi mantra del SEO

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Negli ultimi tempi, le tecniche SEO che si sono sviluppate nel corso degli anni, stanno cercando di abbandonare un vecchio ed ormai inefficiente modo di pensare, indirizzandosi su cinque nuove strategie in grado di migliorare le performance dei contenuti e di tutto il web.
La prima indicazione è di cercare di non creare dei cosiddetti contenuti “virali”, che si diffondono sul web a grande velocità ma che non sono di nessuna utilità. Meglio cercare di capire cosa cerca chi consulta una determinata pagina web o un blog, rispondendo alle sue esigenze. Se un contenuto è davvero utile, automaticamente sarà condiviso e migliorerà il suo posizionamento.
Un altro nuovo modo di pensare è quello di non considerare una sola tecnica come la migliore, e non basare tutti gli sforzi solo su di essa. È necessario lavorare bene e con costanza, non pensando che una tattica innovativa possa produrre da sola buoni risultati. Nel web ci sono molti modi per migliorare un posizionamento sui motori di ricerca, ma sono solo degli strumenti che supportano un buon contenuto di partenza.
Bisogna anche iniziare a pensare che pubblicare su siti Internet o su blog un gran numero di articoli anche di scarsa qualità, solamente per mantenere un ritmo di pubblicazione deciso in partenza, non è la strategia migliore. Gli internauti non sono interessati a contenuti di scarso valore, ma sono alla ricerca di una buona qualità. Un contenuto di valore riesce a dare un risultato migliore rispetto alla pubblicazione di molti articoli che nessuno leggerà mai perché inutili o ripetitivi.
Il quarto nuovo modo di ripensare le tecniche SEO è di essere “onesti” e non cercare scorciatoie che possono far aumentare i guadagni nel breve periodo ma penalizzare successivamente. I motori di ricerca sono sempre più attenti a meccanismi “truffaldini” messi in atto solo per migliorare un dato posizionamento senza fornire alcun valore agli utenti. Essere onesti sarà sicuramente una strategia premiante nel lungo periodo.
L’ultima nuova strategia è di cercare di utilizzare le regole dei vari motori di ricerca, compreso Google, a proprio favore, piuttosto che non prenderli nemmeno in considerazione. Google è riuscito ad ottenere una grande importanza sul mercato grazie alla sua efficienza ed alle buone tecniche per stabilire un posizionamento di un dato sito o blog. Gli utenti lo utilizzano e continueranno a farlo, è quindi necessario capire le sue regole ed utilizzarle per aumentare il rank dei contenuti pubblicati.

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Regole base per avere successo nel SEO nel 2014

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Il professionista SEO (search engine optimizer) attualmente, è impegnato a ricercare soluzioni ai fini di colmare il divario tra: le esigenze tecniche dei motori di ricerca e la necessità umana di reperire informazioni, su prodotti e servizi.
Negli ultimi tempi infatti, la SEO è diventata un’attività molto complessa che richiede competenze e tecniche specifiche; la frequenza con cui i diversi motori di ricerca, per questioni di business, stanno introducendo elementi di novità, aggiornando i propri algoritmi; richiede sempre più analisti e gestori SEO preparati, con un’ottima conoscenza delle ultime tendenze di settore. Ma quali sono le qualità che oggi deve avere un Search Engine Optimizer?

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Yahoo! lancia la Ricerca Protetta

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Yahoo sta lanciando in queste ultime ore la ricerca protetta. Annunciata fin dal novembre scorso, la novità impedirà l’invio di referrer ai siti che non sembrano offrire sufficienti garanzie. Attualmente, vengono trasferiti i dati soltanto ai siti ritenuti sicuri.
Il referrer non è altro che l’url della pagina dalla quale un utente di internet si è portato, attraverso un link, su un’altra. Nella gran parte dei casi, si tratta di quella dei risultati di una ricerca affidata a un search engine.
Poiché le parole chiave immesse in un motore di ricerca e l’esito della ricerca stessa vengono considerati dati sensibili, Yahoo sta seguendo il solco già tracciato a suo tempo da Google. Emergono però due differenze.
Anziché mostrare un referrer privo di parole chiave, come ha deciso di fare Google, il traffico viene mostrato come diretto. In pratica, i proprietari del sito di destinazione vedranno diminuire di gran lunga le visite provenienti da Yahoo e, al tempo stesso, assisteranno a una crescita del numero di visitatori diretti. Inoltre, non vengono offerti altri sistemi che permettano agli inserzionisti di lavorare, in qualche modo, sui referrer.
C’è però un’alternativa per gli inserzionisti. Pur a fronte di dati bloccati, gli advertiser possono infatti ricorrere con semplicità a Bing Ads Editor e aggiungere le stringhe collegate ai loro url per controllare le parole chiave più rilevanti. Ma occorre porsi due domande. Per quanto tempo e come i dati di Yahoo saranno accessibili da Bing? Quando, se lo vorrà, Bing stesso adotterà la politica di Yahoo e di Google?
Domande a parte, il processo di Rolls Out di Yahoo è appena cominciato e rientra in un’azione più ampia che potrebbe riservare qualche altra novità. Di fatto, Yahoo si sta muovendo verso l’utilizzo del protocollo sicuro https come predefinito per le ricerche. La pagina di ricerca sicura si presenta, di default, sul sito principale di Yahoo stesso. Entro il 31 marzo, dovrebbe essere così per tutte le versioni nazionali. E pochi utenti vorranno modificare l’impostazione predefinita.

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Where’s the Search?

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“Where’s the beef?”, ovvero “dov’è la carne?”. Così recitavano tre vecchine in una pubblicità della nota catena di fast food americana Wendy‘s negli anni 80: divenne un vero e proprio tormentone, che oggi, data l’abbondanza di hamburger piuttosto sostanziosi sul mercato, non ha più senso.
In compenso, se questa domanda viene sostituita con “where’s the search”, ovvero “dov’è la ricerca”, la domanda si fa interessante. Ma prima di porsela, occorre ripercorrere la storia dei motori di ricerca, e capire perché la ricerca è oggi stata soppiantata da domande e risposte.

In origine, internet era poco più di un compendio di FTP, ovvero File Transfer Protocol: gli utenti li utilizzavano per cercare singoli file nel labirinto di contenuti puri che costituiva il web. Nei primi anni ’90, i motori di ricerca nacquero per aiutare gli utenti a trovare i file nel web, organizzando tutto in un data base con Archie, e attivando l’opzione “search” con Gopher. Mosaic nel ’93 fu il primo motore di ricerca con un’interfaccia grafica, mentre Wandex e WebCrawler iniziarono ad indicizzare titoli e testi.
Altri motori celebri, come Yahoo o Msn, iniziarono ad entrare sul mercato: fu un periodo pieno di scoperte tecnologiche rivoluzionarie. Poi nacque Ask Jeeves, il primo motore di ricerca a considerare vere e proprie queries formulate con un linguaggio naturale.

Nel 1999, google rivoluzionò il tutto in termini di dimensioni: ma mentre google dava sempre più risultati, i risultati iniziarono a farsi meno rilevanti. Talvolta i risultati richiesti si trovavano alla fine di una lunga lista di pagine.

Nel 2014, i risultati dei motori dei ricerca sono cambiati drasticamente, perché è ormai necessaria l’ottimizzazione. Se il tuo contenuto non è a pagina 1, allora non è rilevante. Nella prima pagina di risultati si concentrano oggi numerose informazioni molto rilevanti: pannelli laterali, tabelle di contenuto e approfondimento, ricerche collegate, etc. La ricerca su sistemi mobili ha obbligato chi produce contenuto ad ottimizzarlo per piccoli schermi o dispositivi lenti. Questa è la sfida dell’ottimizzazione nel 2014: produrre contenuto di alta qualità che può essere accessibile da ogni dispositivo. Dov’è la ricerca? Ovunque, dovunque e su ogni dispositivo immaginabile. A noi sta il renderla un’esperienza accessibile.

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